Terrorismo globale

THE CLEANERS

A questo link la presentazione di Vincenzo Iuliucci della IV F sul film ‘The Cleaners’.

Glossario realizzato dalla II N.

THE CLEANERS, CONVERSATION WITH THE DIRECTOR (by LUIGI D’ANGELO, IV F)
«The Cleaners» is a documentary film by Hans Block and Moritz Riesewieck, seen by me and my class on the 8th of February. It was very useful for our work-linked training course with Geomovies. The film talks about ‘The Cleaners’, a group of guys who delete inappropriate contents on the internet. When we watched the film we could ask to the director of the film a few questions about the documentary and the role of the cleaners.

What kind of skills have to have the ‘Cleaners’?
«A ‘Cleaner’ doesn’t need any specific competence, the unique qualification needed is to know how to use a computer»

How did you obtain the informations?
«We obtained informations from people who dismissed from that work because they couldn’t see that violent and brutal contents anymore.

How is the role of the ‘Cleaners’ politically involved?
«Sometimes the ‘Cleaners’ have to delete some important contents about global political scene»

How did the mass media react to the documentary?
«There wasn’t a reaction from the mass media»

Who employ the ‘Cleaners’?
«The ‘Cleaners’ are employed by some companies connected to the mass medias»

Elaborati della III F

Per questo progetto ci è stato richiesto di raccogliere una serie di foto che per noi rappresentano determinati aspetti della società odierna. Una società dove oramai la dipendenza da computer, telefoni e da tutto ciò che abbia a che fare con la tecnologia ha preso il sopravvento. Oltre alla semplice raccolta di foto prese dal web abbiamo deciso di fare di nostra iniziativa una serie di foto, nelle quali i soggetti fossimo noi, perché quale modo migliore di rappresentare la società d’oggi se non sotto il punto di vista di noi ragazzi.

The social death: Abbiamo deciso di chiamare questa foto “The social death” in quanto secondo noi la società d’oggi è oramai morta. Viviamo dietro a degli schermi non accorgendoci di ciò che ci succede intorno e soprattutto scappando dalla realtà, rifugiandoci dietro la tecnologia. Nella foto sono rappresentate tre persone che riprese da una telecamera scappano dalla sparatoria di tre proiettili. I tre proiettili rappresentano per noi il controllo mediatico e sociale, il potere dei più forti e l’indifferenza.  Il controllo mediatico ci limita nelle nostre libertà controllando i nostri pensieri e desideri. Il potere dei più forte che prende il sopravvento sui più deboli e non tiene conto delle effettive necessità della nostra società. L’indifferenza che annienta la capacità di solidarietà che dovrebbe essere alla basa delle relazioni di una società civile.

L’attentato poteva essere previsto? Dopo aver preso visione dei film, abbiamo constatato che l’attentato alle torri gemelle avvenuto l’11 settembre 2001, con una buona tecnologia era stato previsto e quindi la tragedia poteva essere evitata. Per questo motivo abbiamo voluto inserire una data precedente all’accaduto sullo schermo del computer. Allora come mai nonostante fosse stato previsto l’attentato non è stato fermato? Tutta colpa del governo! Strano vero? Invece è stato proprio così il governo riteneva quella macchina, per la cui costruzione vennero spesi pochi soldi, non in grado di poter veramente anticipare un’attentato e la fece sostituire con una più costosa, ma meno efficiente. Questa è la prova di quanto i più forti della società possano mettere in ginocchio i più deboli.

Viviamo in una società che oramai ha preso il totale controllo su noi stessi. Spesso non ci accorgiamo che veniamo “comandati” da degli insulsi dispositivi telefonici che ormai hanno preso il totale controllo del nostro organismo. Nelle due foto iniziali possiamo notare, due giovani studenti totalmente ignare del danno che stanno subendo. Non si accorgono di essere comandate e di non riuscire ad avere più un’autonomia.  Il cellulare è diventato parte integrante della loro vita e purtroppo non riescono a liberarsene. Nell’ultima foto invece, notiamo finalmente una studentessa che ha preso coscienza del danno che le stava recando questo dispositivo. Il suo volto è caratterizzato da un’espressione di stupore legata alla realizzazione di ciò che le stava succedendo precedentemente.

A GOOD AMERICAN

A GOOD AMERICAN, CONVERSATION WITH THE DIRECTOR
« A Good American » is a film by Friedrich Moser, that we watched for our work-linked training course with Geomovies. The film talks about the biggest failure in the history of NSA (National Security Agency) and its consequences. The main character is William Binney, an American analyst who lived the facts the film talks about. We saw the film on the 22th of February and we had the opportunity to ask a few questions to the director, to solve some doubts about the film and about the figure of William Binney.

How did you feel when you knew that 11th September attack could be avoided?
«I was upset, the fact that the life of a lot of people could be saved shocked me».

How long lasted the film production?
«The collection of the informations lasted two years, while the production lasted one year».

Why you called the film «A Good American»?
«Because the main character, Binney, represents the ideal citizen, who fight to defend his country».

Has someone tried to stop the production of the documentary?
«No, luckily there weren’t issues».

Why didn’t NSA use ‘ThinTread’, Binney’s programme, to stop 11/09?
«They didn’t use ‘ThinThread’ because it was way too economic and they needed funds. So NSA chose the rival programme that was more expensive».

Raccolta video della II N:

1) Cybermap – Kaspersky

2) The Future of Cyberwarfare | Origins: The Journey of Humankind

3) Threats of cyber warfare

THINTHREAD

Grazie ad Internet siamo informati tutti i giorni. Siamo connessi tutti al mondo esterno e possiamo conoscere ciò che accade nel resto del pianeta. Su Internet sono presenti social media, come Facebook, che aiutano la comunicazione interpersonale, mediante la condivisione di foto, video, e messaggi. Su questi siti si può, inoltre, fare facilmente amicizia o ritrovare vecchi amici. Molte persone hanno trovato lavoro grazie a Internet, come i fashion blogger che sponsorizzano le varie pubblicità oppure lavorano dietro piattaforme digitali. Tuttavia la diffusione dell’uso di apparecchiature digitali ha portato con sé una serie di svantaggi.

Il cellulare ha cominciato a rispondere e ad alimentare il bisogno comune di essere vicini, superando i confini dello spazio e del tempo, trasformando profondamente le possibilità delle relazioni quotidiane, favorendo la possibilità di aumentare le occasioni di intimità e, talvolta, anche quelle di violazione della libertà e degli spazi personali. Come la televisione ed il computer, anche il telefonino rappresenta uno strumento tecnologico di crescente utilizzo che, come dimostrano recenti e numerosi studi, è anche un oggetto verso il quale si può sviluppare una vera e propria forma di dipendenza.
Con la crescita del numero e dei modelli di cellulari, nonché dei servizi offerti attraverso il telefonino, si assiste infatti all’incremento di casi di quella che, in alcuni paesi, è già diventata una “malattia sociale” e che è stata definita “telefonino-dipendenza”, “cellularomania” o “cellulare-addiction”. Dal telefono al telefonino: cambiamenti socio-psicologici della comunicazione telefonica.

Il documentario “The Cleaners” tratta, proprio, di Internet e delle conseguenze che ha sulla vita delle persone. I cleaners sono persone sconosciute il cui compito, come suggerisce il termine, è di ripulire il web per mantenerlo sicuro dai contenuti che sono considerati inappropriati. Il loro lavoro è tanto importante quanto pericoloso. Infatti, l’esposizione a lungo termine a immagini sensibili, che includono terrorismo e abusi sessuali anche, può cambiare profondamente la propria coscienza. Molti moderatori decidono di lasciare questo lavoro sottopagato in cambio di uno stile di vita che non ha niente a che vedere con il benessere. Questa decisione è causata dall’intolleranza e dall’orrore provocati dal loro lavoro, che, nella maggior parte dei casi, porta i moderatori a commettere un suicidio. Il resto di loro deve vivere costantemente con queste immagini fisse nella mente. Questa situazione ci induce a porre un’unica domanda: vogliamo veramente pagare così tanto, rischiando di rovinarci la vita, solo per mantenere sicuro il web? La risposta è nella nostra coscienza.

Invece, il protagonista del documentario “A Good American” Bill Binney, direttore della National Security Agency, elaborò, insieme ad altri due informatori, un programma di monitoraggio dati: ThinThread. Si tratta di un programma di sorveglianza in grado di assemblare e analizzare miliardi di dati tracciando, in tutto il mondo, telefonate, maill, pagamenti con carte di credito… È uno strumento potentissimo, con capacità predittive e per questo utile nella lotta al terrorismo. Grazie a questo programma, infatti, Binney riuscì a prevedere attacchi terroristici e a introdurre l’NSA nel mondo digitale. Tuttavia, all’incirca tre settimane prima dell’attacco alle torri gemelle, ThinThread fu sostituito da un altro programma, Trailblazer, più caro, ma meno efficiente. Inoltre, mentre ThinThread proteggeva la privacy, grazie ad un sistema che consentiva di ottenere i dati in modo anonimo, Trailblazer aprì la strada alla sorveglianza di massa. In seguito all’11 settembre Binney diede le dimissioni, poichè aveva scoperto che il suo programma era stato usato per spiare la popolazione americana, ignorando le norme della privacy.

I mezzi di comunicazione dovrebbero informare non disinformare. La comunicazione di massa, aveva come unico scopo quello di informare l’opinione pubblica, di mandare un messaggio. Niente a che vedere quindi con la distorsione della realtà, o di influenza e propaganda per proteggere interessi privati che la televisione, il giornale, la radio, e internet attuano ogni giorno. E’ una cosa risaputa che le grandi industrie multinazionali detengano il potere e il controllo sui media, già dal fatto che a queste appartengono la maggior parte dei media. Un gruppo di persone che decidono della nostra vita, delle nostre idee, delle nostre opinioni. Un intero gruppo di persone che controllano la nostra mente attraverso i mezzi di comunicazione. Un gruppo di persone che vuole standardizzare il pensiero umano, che vuole creare un’unica visione del mondo. I programmi televisivi e i film che guardiamo, la musica che ascoltiamo, i giornali che leggiamo sono il prodotto di cinque società. Non siamo liberi. Ogni nostra scelta, ogni nostro pensiero è controllato dai poteri forti.

CONFRONTO TRA ‘THE CLEANERS’ e ‘A GOOD AMERICAN’

 

“The cleaners” e “A good american” sono due documentari politici che hanno l’obiettivo di  aprire la mente degli spettatori riguardo alcune tematiche di grande attualità. Questi due film trattano della pericolosità di internet, tuttavia i due registi hanno deciso di argomentare in maniera diversa questa tematica.

Moritz Riesewieck e Hans Block (registi di “The cleaners”) hanno deciso di analizzare la storia dei “Cleaners”, gli spazzini del web, che lavorano in condizioni subumane per eliminare i contenuti nocivi dalla rete. Grazie all’attività dei Cleaners, i social network diventano dei posti “family friendly”, garantendo, così, una navigazione sicura.

Friedrich Moser, invece, regista di “A good american”, ha raccontato la storia di un analista americano, Bin Binney, che ha speso gran parte della sua vita per proteggere il suo paese. Grazie al suo programma thin thread era in grado di prevedere attentati o situazioni che potessero mettere a serio rischio la sicurezza del paese, come ad esempio quello dell’11 settembre; allo stesso tempo garantiva la protezione della privacy dei cittadini americani.

“A good american” e “The cleaners” non presentano molte analogie tra loro; i due film, infatti, raccontano due storie diverse. Tuttavia, in comune, entrambi i documentari hanno la scelta dell’uso dell’ intervista per raccontare la propria storia; ma soprattutto hanno la caratteristica di far riflettere gli spettatori su degli argomenti troppo trascurati e ritenuti insignificanti. Grazie al lavoro dei registi e al coraggio di coloro che hanno raccontato la loro storia, il pubblico ha avuto la possibilità di comprendere quanto possa essere pericoloso Internet. All’apparenza, infatti, Internet può sembrare un luogo sicuro e innocente. Le due proiezioni mostrano l’altra faccia della medaglia, e cioè il luogo dove vengono pubblicate immagini terribili di violenza, pedopornografia e altre oscenità, il mezzo attraverso cui terroristi e criminali organizzano i loro piani violenti, e nel quale nessuno ha la privacy che meriterebbe. Questi due film hanno provato, ognuno a proprio modo, a sensibilizzare l’opinione pubblica, cercando di mettere in guardia gli spettatori sui pericoli, spesso nascosti, insiti in ciò che apparentemente può sembrare un innocente strumento di informazione e svago.